Storia
I Curdi rappresentano circa il 20% della popolazione turca. Molti di essi risiedono nel sud est. Alcune migliaia hanno già rinunciato alle espressioni pubbliche della loro cultura, si sono integrati nella società turca e vivono a Istanbul. I curdi in Turchia sono principalmente di religione musulmana sunnita, ed esiste anche una minoranza sciita. I curdi del sud-est praticano l’agricoltura e sono ancora legati alla loro cultura seminomade.
In Turchia i curdi subiscono una pesante discriminazione sociale, culturale, economica e politica. Per molto tempo il governo ha emarginato la loro regione destinandole poche risorse. Addirittura sino al 1991 era assolutamente vietato parlare curdo in pubblico. Nel 2003 il governo turco, dietro forte pressione dell’Unione Europea, autorizzò corsi privati e alcune trasmissioni radio e televisive in lingua curda.
Il PKK è l’acronimo di Partîya Karkerén Kurdîstan (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), attivo nelle aree della Turchia popolate dall’etnia di lingua curda. Il PKK esordì in forma ideologica come evoluzione di una organizzazione maoista di Ankara alla fine del golpe militare del 1971.
Nel 1974 il movimento si costituì partito politico e Abdullah Öcalan ne prese la guida. Nel 1984 il PKK iniziò la lotta armata contro lo Stato turco, ma in particolare contro i giovani curdi, che prestavano il proprio servizio militare obbligatorio nell’esercito repubblicano. Molte reclute curde vennero uccise per questo motivo dai guerriglieri del PKK. Lo scopo principale del Partito dei lavoratori del Kurdistan è il riconoscimento della lingua curda e dei diritti civili.
Dopo l’arresto del suo leader Öcalan nel 1999, l’organizzazione indipendentista curda ha deciso lo scioglimento. Circa due anni fa un gruppo chiamato Kongra Gel (Conference of the People’s Congress of Kurdistan) ne ha rivendicato l’eredità politica e militare senza riprendere la lotta armata. Tuttavia il 1 giugno del 2004, con un comunicato, il ricostituito PKK annuncia la ripresa delle ostilità.
Oggi il PKK arruola 7500 uomini, ma i suoi simpatizzanti sono molto più numerosi. Dal 1984, con alcuni momenti di tregua, il PKK ha svolto una sanguinosa attività di guerriglia contro le forze armate turche; inizialmente il partito (unico tra i principali movimenti curdi) lottava per la creazione di un Kurdistan indipendente e solo negli ultimi anni ha affermato di potersi accontentare di una forte autonomia all’interno dello stato turco.
Secondo la Turchia il PKK, con la sua guerriglia, ha provocato migliaia di vittime in 15 anni di attività. Le forze turche sono accusate di avere distrutto ben 3.500 villaggi favorevoli al movimento e deportato centinaia di migliaia di curdi. Il PKK si autofinanzia grazie ad una tassa imposta a molti dei curdi emigrati in Europa, sia grazie al controllo dei traffici illeciti (anche di droga), che per decenni hanno visto nella Turchia uno degli snodi principali (di cui, tra l’altro, hanno beneficiato non pochi uomini politici e d’affari turchi).
Il governo turco non ha mai considerato il PKK un movimento popolare, ma solo come un’organizzazione terroristica che opera con intimidazioni e violenza, ed ha sempre cercato di risolvere il problema curdo dal punto di vista socioeconomico evitando la questione etnica. Il Governo turco ha portato avanti una politica di annullamento culturale dei curdi, senza riconoscergli il diritto alla propria lingua e identità culturale.
Le Forze militari del governo turco, aiutate dai combattenti curdi filoturchi del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), hanno eseguito perquisizioni forzate, distruzione delle abitazioni, arresti ingiustificati, torture e pene capitali.
Nel Dicembre 2004 il Parlamento Europeo si è espresso a favore dell’allargamento dell’Unione Europea alla Turchia. I vincoli posti dall’Unione Europea, tra cui vi è il rispetto dei diritti culturali e sociali, hanno limitato le violenze.