Nel business del metano russo ora è entrata anche la Sace. Una partita importante, con il potenziamento programmato per il gasdotto che dalla Siberia fa arrivare il metano fino al confine italiano.
A fine agosto Putin ha chiesto a Berlusconi che venisse consentito alla Gazprom di investire più intensamente in Italia, “comprese - riporta l’agenzia Novosti - le reti di distribuzione del gas”.
Il giornale Vremia ha aggiunto: “La Gazprom è interessata alla possibilità di nuovi investimenti nel settore energetico, compresa la rete di gasdotti”. Segue l’ipotesi di acquistare parte della Snam rete Gas.
In questo modo la società moscovita potrà commercializzare indipendentemente più del 10% del suo export verso l’Italia, dove le vendite della Gazprom sono già in aumento del 9% con 21,5 miliardi di metri cubi. La Gazprom intende entrare direttamente sui mercati finali, scavalcando gli intermediari e cioè le aziende nazionali dei singoli Paesi.
La Gazprom punta sulla Germania (attraverso la Wingas) e l’Italia. La Promgas, nata nel 1993 come joint venture fra Eni e Gazprom, è mirata agli scambi non monetari fra Italia e Russia. Alla Promgas di Milano arrivavano da Mosca i giovani manager russi in cerca di esperienza.
La Promgas vede al vertice anche Aleksandr Medveded, già ufficiale dell’FSB (il servizio segreto russo), direttore generale della Gazeksport e grande negoziatore dei grandi contratti internazionali.
Da anni Mosca segue una politica di accentramento sotto il Cremlino di tutte le risorse energetiche. La Gazprom - abituata per anni a personalità forti come Viktor Cernomyrdin - oggi appare senza guida, ma non è così. Il suo leader ha un ufficio al Cremlino: Dimitri Medveded. Personalità al vertice del consiglio dei direttori della Gazprom e al tempo stesso capo dell’amministrazione Putin.
Nelle scorse settimane, Roman Abramovic è stato convinto a cedere la sua compagnia petrolifera Sibneft alla Gazprom. La Yukos di Michail Khodorkovski ora appartiene a una finanziaria dietro la quale sembra che ci siano investimenti cinesi. La maggiore compagnia petrolifera russa, la Lukoil, è riconducibile alla più ortodossa area putiniana.
Queste aziende evidenziano un disegno comune: l’espansione verso i giacimenti dell’Asia Centrale ed i consumatori europei.