Than Shwe
October 27, 2008
Than Shwe, nato a Kyaukse il 2 febbraio 1933, è un politico e dittatore birmano, Capo del Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC) dal 23 aprile 1992. Inoltre è a capo delle forze armate birmane e della Associazione per l’Unione, la Solidarietà e lo Sviluppo.
Arruolatosi nell’esercito a vent’anni (1953), lavorò inizialmente presso il dipartimento per la guerra psicologica diventando capitano nel 1960. Dopo il colpo di stato del 1962 occupò posti importanti nell’esercito, passando al ruolo di colonnello nel 1978. Nel 1985 diventò viceministro della difesa, e allo stesso tempo raggiunse il grado di generale, ottennendo anche un seggio nel comitato centrale esecutivo del Partito del programma socialista della birmania BSPP.

Quando in risposta ai disordini del 1988 susseguitisi al colpo di stato del 18 settembre dello stesso anno, si costituì la giunta militare sotto il nome di Consiglio per la Restaurazione della Legge e dell’Ordine nello Stato, Than Shwe venne nominato tra i 21 componenti. Il 23 aprile 1992, in seguito alle dimissioni di Saw Maung, divenne capo dello stato e comandante delle forze armate.
Inizialmente Than Shwe dimostrò una maggior apertura politica, liberando alcuni membri dell’opposizione e facendo alcune concessioni democratiche. Cambiò il nome dello stato da Birmania a Myanmar e iniziò il processo di redazione di una nuova costituzione sebbene questa sia ancora in redazione. Allo stesso tempo aprì il paese agli organismi internazionali, come l’ASEAN e permise alla Croce Rossa e a Amnesty International di compiere visite in Myanmar.
Nonostante questo progresso, a partire fondamentalmente dal 1996 si passò ad una situazione di forte repressione contro le minoranze etniche e religiose (Karen, Shan, Rakhine, Chin, etc.), rendendo esuli almeno 250.000 persone. Inoltre ha continuato la repressione della stampa libera ed ha fatto incarcerare i giornalisti oppositori del regime.
Quando ha raggiunto 60 anni, l’età prevista per la pensione obbligatoria, ha esteso semplicemente tale termine, confermando le ipotesi che intende rimanere come Capo di Stato per il resto della sua vita. Inoltre è stato collegato al rovesciamento ed all’arresto del Primo Ministro Khin Nyunt, evento che ha aumentato significativamente il potere di Than Shwe.
Nonostante abbia incontrato il sottosegretario per gli affari politici dell’ONU Ibrahim Gambari nel maggio e novembre 2006 e gli abbia permesso di incontrare Aung San Suu Kyi è chiaro che Than Shwe è un sostenitore della linea dura ed è fortemente contrario a un processo di democratizzazione del Myanmar.
Voci sulla salute di Than Shwe si sono diffuse dopo che il 31 dicembre 2006 è stato ricoverato per un check-up presso il General Hospital di Singapore e successivamente non ha partecipato al pranzo ufficiale del giorno dell’indipendenza del 4 gennaio 2007. È stata la prima volta da quando ha preso il potere nel 1992 che Than Shwe non ha partecipato all’evento. Nella primavera del 2007 è tuttavia apparso alla parata per la Giornata del Tatmadaw che si è tenuta a Naypyidaw.
Eventi Recenti in Birmania
September 27, 2008
Nel dicembre 2006, un maremoto devastò l’Asia del sud. La maggior parte dei morti apparteneva a villaggi vicini al delta dell’Irrawaddy (a sud-est di Yangon). Le organizzazioni umanitarie dichiararono, però, che il numero delle vittime poteva essere di gran lunga maggiore, dal momento che il governo non comunica mai le cifre esatte delle vittime dopo disastri naturali come lo tsunami.
Nel 2006 la sede del Governo viene trasferita da Yangon a Pyinmana, nel cuore della giungla, e si chiamerà Nay Pyi Daw (“Il luogo destinato al re”). La decisione è stata presa dalla Giunta militare alla guida del paese, che motiva la scelta manifestando l’esigenza di una località più centrale. Molte sono state le polemiche e molti, soprattutto nei giornali stranieri, parlano di “desiderio della Giunta di rafforzare il suo controllo sulle minoranze etniche che vivono vicino alle frontiere”. Anche i paesi dell’ASEAN hanno espresso la loro preoccupazione per la decisione del regime birmano.
- Il Consiglio di Stato per la pace e la democrazia (State Peace and Democracy Council – SPDC), è la Giunta Militare che attualmente dirige il paese ed è guidato dal generale Than Shwe, che riesce ad imporre la sua politica anche grazie ai molti uomini a lui fedeli che è riuscito a “piazzare” in quasi tutti i posti chiave. In questa situazione, il generale Maung Aye, comandante dell’Esercito e vice-Presidente dell’SPDC, riesce difficilmente a mantenere il controllo sulle Forze Armate.
- I servizi segreti militari, Defence Services Military Security, coordinati dal comando della capitale, cioè dal Generale Thura Shwe Mann (alle dirette dipendenze di Than Shwe) e il nuovo capo dei Servizi Segreti, Myint Swe (nipote di Than Shwe).
- La KNU (Karen National Union) è il più importante gruppo armato ancora in lotta con il governo militare di Yangon; l’etnia karen è il gruppo più contrastayo da parte della Giunta militare al potere.
· Diversi movimenti armati separatisti che dall’inizio del conflitto combattono contro il Governo militare: l’Esercito dello Stato di Shan (SSA), il Partito Progressista Nazionale Karenni (KNPP), che sono gruppi oggi ancora attivi. Mentre hanno firmato il cessate il fuoco col governo: l’ Organizzazione per l’Indipendenza Kachin (KIO), l’Esercito di Stato Unito Wa (UWSA), l’Alleanza Nazionale Democratica del Myanmar. - L’opposizione democratica riunita intorno al premio nobel per la pace Aung Suu Kyi, organizzata nel movimento Lega Nazionale per la Democrazia (LND).
Prologo - Le origini del Conflitto Birmano
August 20, 2008
I giapponesi concessero l’indipendenza alla Birmania il 1° agosto 1943, ma presto iniziarono i disaccordi tra i giapponesi e l’ala socialista dei “30 compagni”. Il 27 marzo 1945, il BIA (Esercito Indipendentista Birmano) dichiarò guerra al Giappone e fu riconosciuto dai britannici come Esercito Patriota Birmano. Il 30 maggio entrarono nuovamente vittoriosi a Rangoon, questa volta a fianco degli inglesi. Aung San organizzò un governo di transizione e nel 1947 fu redatta una Costituzione. Il 19 giugno un comando militare assassinò Aung San e vari collaboratori nel Palazzo. U Nu assunse la carica di primo ministro e il 4 gennaio 1948 fu proclamata l’indipendenza.
Il nuovo governo dovette affrontare la ribellione delle minoranze etniche, la presenza di forze militari del Kuomintang cinese e la lotta armata dell’esercito di Aung San, ribattezzato Organizzazione dei Volontari del Popolo e legato al Partito Comunista.
Il 2 maggio 1962 il generale Ne Win destituì U Nu, vincitore delle elezioni del 1960, e nazionalizzò la banca, l’industria del riso – il 70% delle divise straniere che entravano nel paese –, e il commercio, principalmente nelle mani degli indiani.
Nel 1972 una nuova Costituzione confermò il Partito del Programma Socialista della Birmania (BSPP), al potere, come unica organizzazione politica legale.
Il deterioramento socioeconomico innescò proteste popolari e petizioni per la democratizzazione nel 1987. In agosto, Ne Win ammise gli errori nella linea economica degli ultimi 25 anni. Il congresso del BSPP nominò capo di stato Sein Lwin, il che provocò una nuova ondata di proteste nella quale centinaia di studenti e di monaci buddisti morirono per le strade. Lwin dovette dimettersi 17 giorni dopo aver assunto il potere. Il suo sostituto, Maung Maung, liberalizzò il regime.
Nel 1990, il governo cambiò il nome del paese in Unione di Myanmar – il nome Birmania si riferisce solo all’etnia maggioritaria – e abbandonò la designazione di “socialista”.
Alle elezioni del 1990, la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) ottenne una schiacciante vittoria con l’80% dei voti, mentre il governativo Partito dell’Unità Nazionale (ex BSPP) conquistò solo 10 dei 485 seggi a disposizione. Il governo non convalidò il risultato delle elezioni, proibì le attività dell’opposizione, imprigionò o esiliò i suoi leader e represse le manifestazioni di piazza.
Al fine di elaborare una nuova Costituzione, i militari costituirono una Convenzione Nazionale nel gennaio del 1993. Alla fine dello stesso anno Amnesty International denunciò l’incarcerazione di più di 1.550 oppositori, tra i quali Suu Kuy premio Nobel per la Pace nel 1991.
Nel luglio del 1995, Suu Kyi fu liberata dagli arresti domiciliari e convocò il Consiglio per la Restaurazione della Legge dello Stato e dell’Ordine (SLORC) per un colloquio. Lo SLORC rifiutò, incarcerò decine di dissidenti e mantenne le proibizioni riguardanti i dibattiti politici.
All’inizio del 1996 la caduta di Manerplaw, il quartier generale della minoranza ribelle, rappresentò una grave sconfitta per l’opposizione, inoltre, il regime approvò una legge che proibiva le riunioni politiche dell’NLD e limitò la libertà di movimento di San Suu Kyi, vietandole persino l’uso del telefono.
Verso la fine del 1997 la giunta militare si sciolse e nominò al suo posto un Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC).
Nel settembre 2001 il capo dei servizi segreti, il colonnello Khin Nyunt, si recò in Thailandia, dichiarando che il suo paese sarebbe uscito dal cosiddetto “triangolo d’oro” (la frontiera comune tra Myanmar, Thailandia e Laos) entro il 2005. Nei primi mesi del 2001 le truppe thailandesi e birmane si erano scontrate lungo il confine in seguito a reciproche accuse di appoggio alle milizie shan, responsabili della produzione di droga. A maggio le tensioni si erano acuite per la crescente presenza sul lato thailandese del confine di truppe speciali statunitensi, il cui obiettivo dichiarato era addestrare l’esercito thailandese nella lotta al narcotraffico.
A novembre il Myanmar ricevette in visita Jiang Zemin, il primo presidente cinese a visitare il paese dopo l’insediamento della giunta militare. Nel gennaio 2002 il governo annunciò la realizzazione di una centrale nucleare con la collaborazione della Russia. Gli USA e l’Unione Europea dichiararono di non essere disposti a revocare l’embargo economico finché non vi fossero elementi sicuri ad attestare l’esistenza di un processo di democratizzazione. Dopo 19 mesi di arresti domiciliari, il 6 maggio Suu Kyi fu rimessa in libertà e le fu concesso di nuovo il diritto a partecipare all’attività politica.
Nel dicembre 2003 una risoluzione della Commissione per i Diritti Umani condannò vigorosamente il perdurare delle esecuzioni, i rapporti sulle violenze sessuali commesse da militari, il continuo uso della tortura, gli arresti per motivi politici, la confisca delle terre e le violazioni dei diritti umani, incluso l’uso di bambini per il servizio militare e il lavoro forzato.
Dopo essere stato nominato primo ministro nell’agosto 2003, Khin Nyunt annunciò una riforma della Costituzione in senso più liberale e il ripristino della Convenzione Nazionale, sospesa dal 1996. Nyunt propose anche di stilare un piano per arrivare al ripristino della democrazia.
Dall’insurrezione nel 1998 al 2003 le autorità militari firmarono accordi per il cessate il fuoco con più di 20 gruppi armati ribelli legati alle varie minoranze etniche.
Nel gennaio 2004 il governo raggiunse un accordo per la fine delle ostilità con l’Unione Nazionale dei Karen (un gruppo guerrigliero che rappresenta il gruppo etnico Karen). Nell’aprile 2004 Suu Kyi si trovava ancora in “custodia protettiva” ma erano cresciute le speranze per il suo rilascio in seguito all’impegno del governo a ricostituire l’ente preposto alla stesura della Costituzione. Dopo 9 anni di sospensione, la Convenzione Nazionale si riunì nuovamente a maggio.
Nell’ottobre 2004, Khin Nyunt lasciò l’incarico di primo ministro per ragioni di salute e fu sostituito da Soe Win in qualità di nuovo premier.